gli amici che ho deciso

Gli amici che ho deciso

Avere 6 anni, trovarsi in un nuovo mondo. Tanti bambini, come te. Simili a te. Ognuno di noi vive con sensazioni del tutto personali il primo giorno di scuola. Sensazioni che lasciano sempre quel fondo di paura. La fortuna di essere bambini è celata nella spontaneità. Non sai perché, ma quei piccoli esseri simili a te ti incuriosiscono. Ecco allora che inizi a interagire con A., con L., con K. Ti sembrano tutti uguali i tuoi amici.

In un primo momento è solo voglia di giocare e interagire con qualcuno che sia simile a te. Poi scattano gli interessi in comune. Sì, perché anche a 6 anni puoi avere più affinità con un bambino rispetto a un altro. A quel punto mi trovo a trascorrere lunghi pomeriggi con L., vado alle feste di compleanno di A. ma sviluppo una forma di indifferenza verso K. Non so perché, ma è strana. Sta sempre lì, in un angolo, anche quando siamo tutti insieme. Non parla, non dice mai nulla, sbuffa tutto il tempo. E la cosa peggiore è il suo guardo: mi guardava sempre come se volesse giudicarmi. Ma che avrai mai da giudicare a 6 anni?

Il cambio scuola: dalle elementari alle medie

Avere 11 anni. Il primo vero trauma di questa età è che, pur non sapendo il vero motivo, devo rinunciare a L. e ad A. Rinunciare a K. per me non è un problema, lei era una delle tante. La grande differenza nell’andare in una nuova scuola, da sola, è dover di nuovo ripartire da zero. E in questo caso, noto che non c’è la stessa voglia di giocare e interagire. Ci sono molti più bambini simili a K. e forse è per questo che non mi diverto, non mi piacciono. Il primo vero cambiamento che affronto non mi piace, non mi piace cambiare. Il mio luogo non è questo, non mi sento a mio agio. E’ proprio in questo periodo che imparo un nuovo termine: DISAGIO. Per la prima volta mi sento sola, e l’essere da sola mi spaventa. Il non avere amici mi spaventa.

Amici: dalle medie alle superiori

Avere 14 anni. La vita cambia di nuovo, ma questa volta lo volevo profondamente. Gli anni dei bulli, delle prese in giro perché sei “diversa” sono finiti. L’adolescenza porta con se tante cose: nuove conoscenze, nuove realtà, nuove paure. I primi amori sono struggenti, gli amici sembrano essere sinceri, i problemi vengono condivisi. Sei ancora sola, ma inizi a capire che essere da sola forse non è così sbagliato. Ti innamori, hai i primi rapporti forzati con il sesso opposto perché “lo fanno tutte le tue amiche”. E’ sbagliato, sbagliatissimo perché tu vorresti molto più di quello che ti accade. Ma non sei abbastanza sveglia per capire come e cosa fare.

Tutto quello che viene dopo…

Dai 18 anni. La parola d’ordine è ribellione. Da tutto: dalle regole, dalla scuola, dalla famiglia. Dal concetto di “normalità”. Che cosa vuol dire essere normali? Che cosa vuol dire appartenere a un gruppo? Che cosa vuol dire sentirsi rifiutati dal primo vero amore, solo perché “non sarebbe normale vivere il nostro rapporto”. La normalità ti condiziona. Torni a essere sola contro tutti. Ti senti incompresa. Nessuno sa cosa provi, nessuno ride con te. Quante volte ti capita di ripensare a quando avevi 6 anni. Lì non dovevi fare nulla, o dire qualcosa di particolare. Ti sentivi a casa, ti sentivi bene.

I 18 anni sono una lunga corsa verso quello che vorresti essere, verso quello che vorresti fare. Ma spesso non lo puoi fare, perché farlo vorrebbe dire uscire dai limiti della normalità. Ma io la voglio davvero una vita normale? Voglio davvero essere come loro? Non te ne accorgi, ma diventi parte di un branco e la tua vita, la vivi di nascosto.

I 30 anni

Apriti cielo. Forse gli anni sono solo un numero: c’è chi matura prima, chi dopo. Ma una cosa è certa: tutto quello che vivi ora è privo di preconcetti, è privo di paure che ti frenino. Non perché le paure non ci siano, sia chiaro. Ma non comandano più la tua vita. A 30 anni ti guardi intorno: la solitudine non fa paura, la gente non fa paura. Parli con tutti: con M. parli di maschi, con B. trascorri le serate più spensierate, con S. ti concedi trip psicologici, con E. entri in contatto con il tuo istinto materno nascosto. Dici quello che pensi e non ti preoccupa nulla, perché dentro di te hai un tuo equilibrio, hai una moralità tutta tua. E quando gli altri non la capiscono, ne sei felice.

A 30 anni, quando guardi A. e L. negli occhi avverti un senso di libertà massimizzato. Hai trascorso almeno metà della tua vita a cercare un sorriso, uno sguardo, una sicurezza. Ora non ti servono tante persone attorno. Te ne basta una. Non importa dove vai, non importa cosa fai. Ma sai che quando sei con questa persona, ti senti a casa. Ti senti protetta. E’ amore, certo che è amore. E capisci che per anni ti hanno voluto vendere un tipo di amore finto, farlocco, quello che “tutti considerano normale”. Il mio tipo di amore è puro, è sincero, è verso gli amici. Quelli che ho scelto!

Amici: quando un IO diventa un NOI

Gli amici che ho deciso sono quelli che mi completano, che mi fanno stare meglio. Sono quelli che creano idee, occasioni anche quando non ne vedi. Sono quelli che quando sei triste (ma non lo vuoi dire) aprono la porta e ti scaldano il cuore con un sorriso. “Ci sono, so che non stai bene, lo vedo dai tuoi occhi”. Non ti chiedono nulla, non pretendono nulla, ma sono lì che ti aspettano. Ti tendono la mano.

Gli amici che ho deciso hanno la leggerezza, l’ingenuità e la spontaneità di A. Hanno la passione, il cuore e la bell’anima di L. E quando li incontri, capisci che niente potrà più farti male.

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alesarabi

Sono nata e cresciuta a Bologna. Studentessa di Lettere Moderne con la passione per la scrittura, le serie tv (Netflix is my God) e la musica. Non posso vivere senza: computer, caffè, le canzoni depresse di Lana Del Rey, l'animo rock di Paola Turci.